Un altro ritorno a Firenze: Muti Macbetto evergreen

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Cari frequentatori del forum che girate il Bel Paese e che stilate classifiche sul miglior spettacolo d'opera… Dove eravate ieri sera, 11 giugno (e sarete domani venerdì 13). A Firenze?
Mi auguro per voi di sì… direbbe “Baudolino”, parsimonioso ed eccellente utente di un certo Forum di lirica del Web.

Chissà, diranno adesso i lettori: al mare, in montagna, che importa?
Perché-egregi signori-dopo l'avvenimento di cui alle cronache entusiastiche e trionfali per Mehta, il copione si è ripetuto in qualche misura-come era ovvio attendersi-a 50 anni dal debutto dell'allora giovin Riccardo. Oggi che finalmente i suoi corvini capelli iniziano ad imbiancarsi, l'entusiasmo dopo quello più che genuino per il collega indiano del 28-30 giugno scorsi-è piombato nella sala da 1800 persone del Teatro, pressoché esaurito, con molti invitati, sovrintendenti, VIP e persone abbronzate o sulla via dell'abbronzatura a sentir i loro discorsi.

Va detto che malgrado l'eccellenza del cast [*], con punte di consenso per Lady, Macbeth, Macduff e Malcom molto applauditi-applauditissimi tutti, e la resa strabiliante tanto di orchestra che coro (pubblicamente elogiati nel solito discorsetto che il Maestro ha voluto offrire alla fine), l'attenzione era tutta concentrata su Riccardo Muti dopo i suoi precedenti ritorni con la Cherubini e il Maggio (concerti sinfonici).

Ed il pubblico fiorentino non si è risparmiato dal sonoro “Ben tornato Maestro!” e alla fine “Ritorna”, tosto sdegnati dal Maestro che ha attaccato quasi infastidito ma arrivando da divo sempre dopo i cantanti ed una piccola pausa, loro seduti, per ricevere le ovazioni meritate (in fondo era una festa per il suo cinquantesimo).
Comunque si è trattato di una splendida esecuzione. Certo il Macbeth di Abbado è assai più raffinato e nobile, ma gli “effetti” che Muti riesce a tirar fuori in quest'opera eccezionalmente bella e geniale, sono incontestabili.
E’ il Muti più credibile (quello del Verdi giovanil-prima maturità) che gli si addice meglio, malgrado egli “maledica” i critici (nel discorso finale).

Nessun dubbio che chi era un tempo a Firenze non sia stato incantato da Riccardone e così quando egli andò lungamente alla Scala. Io stesso sarei diventato un suo fan.
Del resto (lo testimonia il volume 'Riccardo Muti al Comunale di Firenze', Edizioni ETS, 2009), non vi è nessun dico nessun critico che si scagliasse contro il giovane Muti (da Isotta a Pinzauti, da D'Amico a Mandelli, al pur cauto Mila, a Courir, alle firme de “l'Unità”, a Celli ed Arruga… Tutti.).

La gestualità per esempio (che denota un perfetto stato di salute e forma fisica), con l'ormai sottolineare una domanda ed una risposta ai violini, con una gesticolazione degna di Antonio De Curtis etc., come la foga mimica del viso possono ahimè esser gustate solo da file ravvicinate e di platea (a lato sinistro).
Ma assicuriamo che Muti val bene una Messa…

Ha elogiato il primo flauto al pubblico dopo una perfetta nota lunghissima al terzo atto, si è infastidito ma non ha fatto tacere lo spettacolo per un cellulare (di servizio del teatro che ha squillato proprio in zona “ppp”, scena “Ondine e Silfidi”, era successo all'attacco della Sinfonia del Tell u.s.), per poi alla fine attaccare il discorso di chiusura, come fece quando venne con la Cherubini.

Elogio alle masse per una strepitosa esecuzione e livello di esecuzione, l'interpretazione-del direttore-“la lasciamo ai cosiddetti critici” [e qui gongolava “arzuto e pettorillo”], ed ha aggiunto: “Ero nessuno, e mi avete accolto ventisettenne, vedo tanti giovanotti di allora qui invecchiati come me, e ci siam tutti però ed ancora e a voi pubblico di Firenze tutto debbo. Sennò che carriera avrei fatto?”.
Notazione istrionica ma verissima ché Muti usò Firenze come trampolino personale di lancio per lidi oltre oceanici, lasciando ad altri (anzi ad un altro, il cui cognome inizia con “M”) un lavoro durato decenni, in cui l'orchestra si è affinata sino a diventar in grado di suonare meravigliosamente come ier sera appunto.

Ed ha concluso con un lungo appello, il sogno della vita sua, i resti di Cherubini traslati a Firenze!
Ha insinuato addirittura che averlo chiesto all'ex ministro Franceschini è stato vano, che averlo detto al Presidente Mattarella tiene da fare (poveretto), all'attuale sindaco di Firenze (diplomato in violino) e con qualche problema per le prossime elezioni locali (ndr), tanto che non ci sia riuscito [il Muti] ancora.
Lancia alla sensibilità dei fiorentini riportare le ossa del più grande musicista della storia musicale, quello che piaceva a Beethoven sommamente.
“Io-giura-tornerò e con l'orchestra e coro del Maggio, suonerò a Santa Croce il "Requiem” che lui scrisse per se stesso…“. Poi morirà contento (Muti).

Malizioso ha aggiunto: "Dante però non ve lo diamo…”.
Con baci e braccia aperte se n'è quindi ito tra gli applausi del pubblico.
Ed ha, ammettiamolo, da un lato confortato i vecchi di lui appassionati e convertito coloro che mai l'hanno sempre molto amato, con una grande perizia nello specifico di ier sera.

Pubblico (lo si dice a qualcuno) che “demente” e grullo non si direbbe sia proprio stato.

[*] www.maggiofiorentino.com/events/macbeth-…/

(ag)

Date 2017