Il debutto dell'Attila di Verdi al Teatro dell'Opera di Roma

Riccardo Muti e Pier Luigi Pizzi regalano al pubblico uno spettacolo travolgente

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Created by Chiara Maria Rossi · Review

L'Attila di Verdi che ha debuttato ieri sera al Teatro Costanzi conferma che ogni titolo diretto da Riccardo Muti a Roma è un evento.


Il Maestro, l'orchestra e il coro del Teatro dell'Opera di Roma, il bellissimo cast, la regia di Pier Luigi Pizzi (che ha curato anche scene e costumi) hanno ricevuto dal pubblico un'accoglienza entusiastica. Scroscianti applausi a scena aperta e un autentico boato quando il Maestro è salito sul podio all'inizio del secondo atto, hanno fatto da cornice ad una serata di musica davvero di alto livello.


Muti ha creato con gli ensemble dell'Opera una simbiosi talmente formativa ed intensa da indurlo, in un'intervista al Messaggero di qualche giorno fa, ad affermare senza esitazione che il suono che l’orchestra del Teatro riesce oggi a regalarci è «il miglior suono verdiano al mondo, un fatto, al di là della tecnica, da attribuire ai cromosomi, alla geografia, alla voglia di fondersi con il direttore nell’interpretazione di un compositore assolutamente nostro, assolutamente italiano».


La tormentata discesa di Attila in Italia, che culmina in un sogno premonitore e quindi nella sua morte, ha visto nel nuovo allestimento del Teatro dell’Opera firmato da Pier Luigi Pizzi un'ennesima conferma dell'eleganza e della pertinenza stilistica per cui il regista e scenografo milanese è da sempre noto. La scena è dominata da una struttura mobile a due piani in cui abbondano il bianco e nero di volte e troni zoomorfi, a contrasto con le austere pareti di mattoni antracite, mentre il rosso, il viola e il cuoio dei costumi spiccano come ferite. Le luci di Vincenzo Raponi colpiscono efficacemente ogni scena, sostenendo l'arcano della musica verdiana. Il tutto avviene nel rispetto della partitura e delle sue atmosfere, che Muti tanto proclama ed esige.


L'interpretazione di Muti ha regalato al pubblico una rappresentazione carica di slancio patriottico e di equilibrio; il Maestro ha guidato magistralmente il coro e l'orchestra, sfruttandone il suono pieno e violento per evidenziare i colpi di scena e la drammatica rarefazione del suono nei momenti più suggestivi. Un autentico spettacolo sonoro. Di grande effetto gli interventi del coro, preparato dal Maestro Roberto Gabbiani, specialmente nei finali del primo e secondo atto.


Nel cast vocale, tutte bellissime voci, svetta la strepitosa Odabella di Tatiana Serjan. Già applaudita Lady Macbeth a Roma, sempre con Muti, appare in questo ruolo ancor più efficace. Disinvolta nella difficilissima entrata in scena su due ottave, dimostra un controllo vocale magnifico nella romanza "Oh, nel fuggente nuvolo", quasi cameristica per l'intrecciarsi di voce e strumenti. Splendida la richiesta del regista di non lasciare mai la spada, consegnatale proprio da Attila nel primo atto, stringendola gelosamente come mai sopito simbolo guerriero fino alla vendetta finale. Grande presenza scenica per il basso Ildar Abdrazakov, travolgente nel ruolo eponimo, il cui possente slancio vocale sostiene il personaggio verdiano con regale monumentalità. Perfetto nel ruolo di Ezio il baritono Nicola Alaimo, aplomb imperiale da grande condottiero e voce incisiva ed energica, sostenuta da un bellissimo legato nella “patriottica” aria “Dagli immortali vertici” e nel duetto con Attila. Il tenore albanese Giuseppe Gipali ha interpretato un Foresto convincente e pregevole, concedendo grande slancio nel registro acuto a dispetto di una voce non particolarmente corposa.

Date May 26, 2012