John Cage e l'arte dei rumori

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Created by Vincenzo Villani · Review

Nel 1983 il compositore californiamo John Cage fu a Roma, ospite della illustre Accademia Filarmonica Romana. A quell'epoca John Cage era intento al suo famoso ritrovato del “prepared piano”, ossia del “pianoforte preparato”, sperimentato per la prima volta nel 1940, per il balletto Bacchanale, piazzando una piastra di metallo sulle corde, così da modificare il timbro dello strumento e produrre suoni percussivi. Questa tecnica gli deriva da Cowell, che aveva composto pezzi per piano in cui bisognava suonare le corde con le dita e con barrette di metallo, e da Satie che ancora prima aveva tentato esperimenti simili. Nei pezzi per piano preparato si inseriscono tra le corde del pianoforte svariati oggetti, di modo che l'esecutore produca suoni che non sono del tutto volontari. È uno studio sulla casualità del timbro: il compositore indica la preparazione dello strumento ma non decide completamente il risultato sonoro della sua opera. Si generano suoni che suggeriscono il suono prodotto da un'orchestra di percussioni. È una provocazione nei riguardi dell'inviolabilità degli strumenti classici. Cage fece così ascoltare alcune sequenze di suoni emessi da un pianoforte nella meccanica del quale aveva sistemato pezzi di gomma, chiodi, catenacci e altri oggetti. Nella prima parte del concerto per due pianisti, Cage fu affiancato da Luciano Berio. I due pianisti erano ciascuno al suo pianoforte e, a turno, abbassavano un tasto. A questi suoni se ne alternavano altri: di fischietto, di bacchette di legno, pizzicotti alle corde, manate sull'esterno del pianoforte. Poi il compositore accese un apparecchio radio. Tutta la prima parte era divisa in tre cicli intitolati:  Musica per due pianoforti, Winter Music e Variazioni. La parte seconda consisteva nella registrazione di un insieme di suoni  intitolato Concerto per pianoforte e orchestra. Chiudeva il programma un brano per mezzosoprano sopra un nonsense in varie lingue, cantato da Cathy Berberian e accompagnato da una registrazione costituita da “rumori di fabbriche, voci, strumenti, suoni elettronici, ecc.” dal titolo Aria per mezzosoprano con Fontana mix. Secondo  il programma della serata, dopo il concerto era previsto un pubblico dibattito. Ma nessun dirigente della Filarmonica si fece vivo, solo il collaboratore italiano della serata, Luciano Berio, invitò il pubblico a porre delle domande a Cage. Tra i presenti, nessun critico, nessun musicista, nessun compositore accettò. Così, ci furono solo alcuni ingenui interventi di qualche spettatore. A un certo punto alcuni macchinisti in tuta salirono senza riguardi sul palcoscenico per liberarlo di ciò che non riguardava la commedia di Salacrou, perchè la compagnia di Aroldo Tieri avrebbe dovuto recitare di lì a un'ora (Cage non ne aveva neanche fatto spostare l'arredamento). Così i protagonisti del raduno furono, neppure tanto elegantemente, costretti a sgomberare. Si riuscì, così, nell'intento di non far emergere alcun parere qualificato. E' vero, se escludiamo alcuni momenti nell'ultimo pezzo, che hanno reso  visibile il talento della signora Berberian, non vi è un minimo di capacità rappresentativa in tutta la rappresentazione: una nota isolata non è più una nota, è un suono qualsiasi. E qualsiasi suono, così come Cage lo presenta, perde anche la benchè minima suggestione. Lo “scandalo” sta nel fatto che una composizione effettivamente senza senso è rappresentata davanti a un pubblico sia esso definito musicale, para musicale o antimusicale quando non è alcuna di queste cose. Lo scandalo, dunque, è tutto non nella creazione stessa, ma nella sua collocazione: “Una bottiglia d'acqua non vale nulla; ma se io la smercio scrivendoci sopra «vodka» può suscitare l'interesse di parecchie persone, e magari dei carabinieri. Una manata è una manata; ma s'io la appioppo al coperchio di un Bechstein da quattro milioni davanti a trecento persone convocate allo scopo, nell'atto di scrutare una partitura, le cose cambiano. Un bambino di sei anni che in casa v’infili un bastoncello fra le corde del pianoforte può suscitare al massimo il timore che fracassi qualcosa; ma se il bambino è un uomo di quarantasei anni che ha traversato l'oceano apposta, finanziato da importanti organismi culturali?” Con Cage, il prodotto lanciato e venduto non è scadente: non esiste affatto. Esiste solo in quanto se ne parla. E solo perché se ne parla le istituzioni culturali si sentono in dovere di farlo conoscere. “Sentivo e speravo – diceva Cage – di poter condurre altre persone alla consapevolezza che i suoni dell'ambiente in cui vivono rappresentano una musica molto più interessante rispetto a quella che potrebbero ascoltare a un concerto”. Nessuno, o quasi, ne comprese appieno il significato. Il suo intento era dimostrare “che fare qualcosa che non sia musica è musica”: un virtuoso “rumoroso” come Yehudi Menuhin, quando era presidente dell'International Music Council dell'Unesco, propose che la giornata Mondiale della Musica fosse celebrata in futuro con un minuto di silenzio...

Date Aug 30, 2012