Vivaldi e l'Angelo di Avorio

Un disco che più di un disco è una storia mai raccontata prima

Pubblicato da Fabio Rizzi il 16 maggio 2013 in Recensioni · 0 commenti

L'autore

Fabio Rizzi

Nato nel 1975, si è diplomato al Conservatorio “Giuseppe Verdi” di Milano vincendo il “Premio speciale del Direttore”. Ha conseguito i Diplomi Accademici di II°Livello ad Indirizzo Solistico ed in Musica da Camera presso il Conservatorio di Piacenza, entrambi “Summa cum Laude”.

Perfezionatosi all’Accademia del Teatro alla Scala e in Germania con Thomas Indermühle e Heinz Holliger, è stato Primo Oboe della Ferruccio Busoni Academische Orchester di Freiburg dal 1997 al 1999 e dal 1999 al 2001 ha suonato come Corno Inglese nella European Union Youth Orchestra, sotto la direzione di Vladimir Ashkenazy e Bernard Haitink.

Ha vinto una borsa di studio per frequentare il Master of Music al New England Conservatory di Boston (USA), dove è stato scelto dal M.° Seiji Ozawa tra i migliori allievi per suonare con la Boston Symphony Orchestra.

Dal 2002 al 2007 ha suonato nell’Orchestra Sinfonica di Milano “Giuseppe Verdi”, diretta dal M.° Riccardo Chailly.

Dal 2008 collabora come Corno Inglese Solista con l’orchestra del Teatro dell’Opera di Roma, diretta dal M.° Riccardo Muti. Dopo la prima dell’Attila di Verdi diretta da Muti, Il Messaggero ha commentato: “…la bravura dell’orchestra trova la sua sintesi nei soli del corno inglese Fabio Rizzi.”

È stato per diversi anni Primo Oboe nell’orchestra del Tiroler Festspiele Erl, festival lirico austriaco diretto da Gustav Kuhn, con cui ha eseguito tutte le opere di Wagner e Richard Strauss, oltre a quasi tutte le Sinfonie di Mahler, Bruckner, Brahms, Tschaikowskji e Beethoven.

Dal 2003 è membro dell’Orchestra UNIMI di Milano, una delle compagini sinfoniche giovanili più apprezzate in Europa, con cui si è esibito alla Tonhalle di Zurigo e al Gewandhaus di Lipsia.

Ha suonato con i più grandi Maestri del nostro tempo: Seiji Ozawa, James Levine, Lorin Maazel, Riccardo Muti, Claudio Abbado, Riccardo Chailly, Bernard Haitink, Charles Dutoit, Vladimir Ashkenazy, Georges Prêtre, James Conlon, Fabio Luisi, Daniele Gatti, Gustavo Dudamel, Christian Thielemann, Rafael Frübeck de Burgos, Daniel Oren e Vladimir Jurowski,

Finalista idoneo in numerosi concorsi internazionali, ha collaborato con prestigiose orchestre quali Boston Symphony Orchestra, Münchner Philharmoniker, Dresdner Philharmonie, Aalto Musiktheater Essen, Teatro alla Scala, Teatro Petruzzelli di Bari, I Pomeriggi Musicali, Orchestra Filarmonica Italiana, Orchestra da Camera di Mantova, Orchestra Nova Et Vetera, I Solisti Pavesi.

Esibitosi come solista in Italia e all’estero, è stato più volte invitato negli USA alle Conference della International Double Reed Society, come testimonial dell’atelier Lorée De Gourdon.

È socio fondatore di Circuito Musica.

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I concerti per oboe di Antonio Vivaldi li conoscono tutti, sono stati incisi più e più volte da tutti i più noti virtuosi dello strumento. Quando mi è stato chiesto di recensire questo nuovo disco di Simone Toni e della sua orchestra Silete Venti!, edito da deutsche harmonia mundi, ho temuto per un attimo che avrei dovuto inventarmi qualcosa di nuovo da dire su una musica che di nuovo non poteva avere granché. Che gioia doversi rimangiare il misero pensiero!

Il Cd si presenta con una veste grafica elegante e subito affascinante, un packaging molto curato che non fa che esaltare la cura e la sensibilità impiegate da Barnaba Fornasetti nella realizzazione. Un oggetto davvero bello. In copertina, dove predomina con chiaro intento il rosso, si legge “..l’angelo di avorio” e ci si trova ad inclinare la testa per fissare quegli occhi femminili che guardano lontano, dove il vero protagonista è invece lui: quell’oboe così unico nel bianco vestito e nella sezione ottagonale, manufatto unico e dalla fattura quasi magica, eburneo cantore intorno al quale aleggiano alchimia e mistero, un viso di putto sorride, ma “…dovea essere il frutto d’un sabba, forgiato nelle viscere stesse del più cupo Averno.”.

Leggendo le preziose note di Mario Marcarini, label manager di Sony Classica Italia, ci si tuffa a capofitto nella nebbia della laguna veneziana, dove intrighi, bocche di leone e sfuggenti figure notturne la fanno da padrone, dove “…la musica penetra nei marmi di San Marco, impregnandoli, formando una segreta partitura che solo pochi eletti sanno percepire nelle notti in cui la nebbia confonde cielo e acqua..”.

Simone Toni dev’esser chiaramente uno di questi fortunati. Non solo è riuscito a conquistare la fiducia di uno dei più grandi liutai viventi, le cui mani e il genio hanno creato la copia dell’Angelo di Avorio originale (un capolavoro realizzato da Johannes Maria Anciuti, conservato oggi a Parigi) che possiamo ascoltare in questa sublime registrazione effettuata nella meravigliosa Sagrestia della Chiesa di San Marco in Milano, ma è stato altresì ardito e grandioso nel cimentarsi, e con quali risultati, nell’esecuzione di questi concerti la cui difficoltà tecnica e interpretativa può far paura.

Questo Angelo di Avorio ha un suono assolutamente unico, nelle mani di Toni canta e grida, piange e salta, volteggiando a volte senza requie su quei pentagrammi che mai prima avevano conosciuto simili acrobazie. Si avverte il virtuosismo, è chiarissimo l’intento di un suono ricercato e volutamente “provocatorio”, sicuramente inusuale. I Silete Venti! sanno bene come rendere ogni emozione di queste partiture rivoluzionarie, in cui traspare l’inquietudine di un Vivaldi che si trova combattuto tra l’Angelo e l’Averno. La musica è a volte perfino violenta, percussiva, imprevedibile, un vortice in cui il suono crudo e vibrante, a tratti quasi sfacciato dell’oboe d’avorio spicca e incanta, lasciandoci poi ammutoliti nei dolcissimi e tormentati Adagi. I musicisti, bravissimi, godono della musica, è lampante. E chi ascolta non può fare altrimenti, una vera gioia per lo spirito e per gli occhi.

Un sentito ringraziamento personale a Simone Toni per aver condiviso la storia e le emozioni che hanno accompagnato la creazione di questo incredibile strumento, una testimonianza che non può che definirsi unica.

© Riproduzione Riservata

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